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  Cleto Carbonara - recensendo il volume: Fenomenologia della ragione – ha scritto che ci si trovava di fronte a uno spirito vivo e che Caleo dominava Hegel. Naturalmente si riferiva alla capacità dell’allora giovane studioso di portare barlumi di verità nella fitta selva di pensieri oscuri. Alla Fenomenologia della ragione ha fatto seguito Metafore del pensiero filosofico e in molti – dopo l’iniziale sconcerto – hanno visto un nuovo modo di fare filosofia. Ma Caleo è andato anche oltre. Perché non si è fermato al nuovo metodo e neppure si è fermato ad evidenziare l’aspetto esoterico del pensiero filosofico. Egli ha voluto dimostrare che i tanti discorsi  e i sistemi di pensiero sono come pietre che si incastrano tra di loro per rendere forte e inespugnabile la città terrena dei sapienti. I filosofi sono l’uno per l’altro anche quando pubblicamente dissentono. E’ il loro metodo o quell’astuzia della ragione che domina il mondo. Dalla vasta bibliografia si può vedere quante pietre ha rimosso Caleo. Ma non sarà neppure necessario. Perché per rendersi conto della tela di Penelope sarà sufficiente esporre alcune questioni principali.

  La prima: Lorenzo Valla ha avanzato la tesi della falsità della donazione di Costantino. Caleo dimostra che nel discorso di Valla non c’è  filologia e che lui  stesso falsifica con la sua filosofia un documento creduto come vero, perché era vero.

  La seconda: Galileo Galilei avrebbe dimostrato la realtà dell’ipotesi copernicanica. Caleo sostiene viceversa che la riduzione a sistema scientifico di un’ipotesi puramente razionale, equivale a distruggere l’ipotesi, dal momento che il reale non si può identificare con il razionale. Caleo si spinge persino a ipotizzare che il processo religioso cui fu sottoposto Galileo Galilei sia stato voluto dallo stesso Galileo  per coinvolgere nell’accusa di eresia il grande astronomo polacco.   

  La terza: Il Tractatus etc. di Wittgenstein lungi dall’essere un libro di logica matematica, è solo la logica che nasconde nella simbologia dei matematici lo spirito più settario del mondo.

  La quarta: Martin Lutero non si consumò per riformare la Chiesa di Cristo. Ma  contribuì alla rinascita di quel paganesimo che nell’impero romano ha trovato   la sua institutio perennis. 

  La quinta: Contrariamente a quanto pensava Hegel, Esopo non è l’esempio della saggezza popolare, ma  è il mezzo di educazione sublimare degli oracoli sibillini.

  La sesta: nel Simposio di Platone si vedono i filosofi rendere l’elogio a Eros. Ma chi sia Eros, lo dice il modo stesso in cui ad esso viene reso il culto: nel segreto e nella pratica di riti orgiastici. Si tratta allora del nome più appropriato dato allo spirito immondo.   

   La settima: Freud ha interpretato sogni o si è limitato a proporre enigmi? Caleo dimostra – interpretando  quello che Freud propone come il suo sogno – che si tratta di un enigma come quello proposto dalla Sfinge a Edipo. Non solo. Perché Caleo fa vedere anche che la psicoanalisi, che veste i pani della scienza, riproduce in realtà la teoria platonica delle tre anime. 

  L’ottava: nei Lineamenti della filosofia del diritto di Hegel ci sono le leggi, gli statuti, le regole ecc. della Civitas diaboli che continua in terra a contrapporsi alla Città di Dio.

  La nona: La Costituzione Europea non potrà avere nessun  futuro se, accogliendo lo spirito egemonico della paideia greca, finisce per rinnegare la sua storia e la sua  formazione cristiana.

  La decima: Il paganesimo – alla cui rinascita ha contribuito la Commedia   di Dante – non consiste nella fede in una pluralità di dei, quanto piuttosto nel suo spirito beffardo – da commedia, appunto – che si prende gioco anche del sacro.

  Queste, dunque, le questioni principali che vengono proposte. Ma le questioni principali non sono senza quelle secondarie. Ce ne sono una miriade, che, se sviluppate in maniera più analitica possono assurgere a nuovi argomenti di discussione.